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Visualizzazione dei post da agosto, 2008

The art of losing

The art of losing isn't hard to master; so many things seem filled with the intent to be lost that their loss is no disaster. Lose something every day. Accept the fluster of lost door keys, the hour badly spent. The art of losing isn't hard to master. Then practice losing farther, losing faster: places, and names, and where it was you meant to travel. None of these will bring disaster. I lost my mother's watch. And look! my last, or next-to-last, of three loved houses went. The art of losing isn't hard to master. I lost two cities, lovely ones. And, vaster, some realms I owned, two rivers, a continent. I miss them, but it wasn't a disaster. Even losing you (the joking voice, a gesture I love) I shan't have lied. It's evident the art of losing's not too hard to master though it may look like (Write it!) like disaster. [L'arte di perdere non è difficile da imparare; /così tante cose sembrano pervase dall'intenzione/ di essere perdute, che la loro p...

Buon viso a cattivo gioco

= Accettare di buon grado una cosa spiacevole. Non ne sono capace. Appena ho qualcosa lo si vede lontano un miglio. E' stato buffo l'altra sera quando dentro di me dicevo:"Bravo roby, non si vede per niente il tuo stato d'animo, continua così" e appena arrivati al campo da tennis mi dicono:"Ciao, ma che hai?". Come attore non ho speranze. Ma è giusto fare buon viso a cattivo gioco? O è meglio il chiarimento? E se uno dei due non volesse chiarirsi? Meglio ignorarlo o far finta di niente? Ma non è ipocrisia?

snatch (2)

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Ci sono strappi più dolorosi di quelli muscolari. Farei volentieri cambio. Purtroppo ci risiamo. Un nuovo strappo. Stavolta molto più doloroso di quello alla gamba. E anche più difficile da guarire. Forse si ricucirà. Forse. Ma il segno si noterà sempre. Buffo. Ero proprio io a dire che le cose si possono sempre aggiustare? Mio caro amico, avevi ragione tu: il segno rimane. Allora che non sia meglio buttare tutto e cercare qualcosa di nuovo?

Feedback!

Fai agli altri quello che vorresti facessero a te. E' il modo più bello di vivere i rapporti di amore, di amicizia, di inimicizia. Ma tanto è bello quanto in precario equilibrio. Basta poco. Basta un pensiero piccolo piccolo che entra in loop in testa e ce la fa scoppiare: "e gli altri cosa fanno per me?" Ecco il vortice, il risucchio*. Allora sono arrivato al punto di dire: Fai agli altri quello che vorresti facessero a te, ma non aspettarti dagli altri quello che faresti tu. Anzi, non aspettarti proprio niente. Così tutto sarà una sorpresa... * Jethro Tull - "Slipstream" - album "Aqualung" 1971