lunedì 14 novembre 2011

Come in uno specchio



Zway-Addis Abeba son 4 ore e mezza di macchina. Gli italiani durante la guerra han fatto un gran lavoro qui, a partire dalle strade asfaltate. Un asfalto che è rimasto ancora oggi in alcuni tratti sulla grande strada che taglia l'Etiopia da nord a sud.
Il resto è polvere, sassi, terra arida.
Una mucca ci guarda passare: riesco a contarle le costole; il pastore la segue a piedi e la sferza per farla muovere. Sorride. Anche a lui si contano le costole.

Rallentiamo. Alcuni sassi in fila sbarrano la nostra corsia: sta per passare un treno; il camion che ci precede li evita, quasi senza frenare, facendo una incauta chicane. Il carico di stracci che porta ondeggia pericolosamente da una parte all'altra sballottando le persone che ci viaggiano sopra.
Li sorpassiamo mentre ci salutano.

Il sole è alto. Come tutte le mattine un temporale rinfrescato per mezz'ora le crepe della terra dura del deserto etiope. Alcuni alberi e delle capanne di fango coprono le sagome nere e arrotondate delle montagne all'orizzonte della terra piatta. Qualcuno cammina sul ciglio della strada. Il camion si ferma e lo fa salire.

Luigi guida veloce il land cruiser sicuro sulla strada piena di buche. Vive qui ormai da 4 anni con sua moglie Chiara. Han dedicato la loro vita ai meno fortunati. E' di Ferrara, come me, e insieme stiamo andando nella capitale x comprare un po' di cibo, medicinali, attrezzi e un bidet. La casa dei volontari della missione di Zway ha davvero tutti i comfort.

Infila una cassetta nel mangianastri e parte 'Extraterrestre'. Gli vengono i brividi. Mi racconta della canzone, del significato dell'extraterrestre, della fuga dalla vita di tutti i giorni, della ricerca di qualcosa che non c'è. Mi esprime tutta la sua stima per quest'uomo che ha toccato il fondo, ma che è riuscito a risalire. Sentiamo pezzi come 'Musica ribelle', 'Le ragazze di osaka', 'Amore diverso'.
Un uomo che ha toccato il fondo ci parla qui, nel fondo dell'umanità.

Mentre si susseguono i pezzi, ci accoglie il macello di Addis Abeba con una montagna di ossa alta trenta metri e gli avvoltoi che la sorvolano in cerchio. Baracche di fango e lamiera, strade polverose, un gran viavai di persone, rottami ambulanti, moto scarburate, carretti ciondolanti, animali pelle e ossa.
Un gruppo di bambini corre a fianco al fuoristrada. Son tutti scalzi . I più grandi sono vestiti di stracci a brandelli. I piccoli nemmeno quelli. Un ragazzo senza una gamba ci fa parcheggiare. Luigi gli dice qualcosa ma io sto fissando un uomo talmente magro da avere le gambe grosse come un mio braccio. E' accasciato al suolo. Tutti lo ignorano. A gurdar bene se ne vede uno in ogni angolo. Entriamo nel negozio: è arrivato il nostro bidet.

Finardi l'ho conosciuto così. Avevo appena scoperto il blues, la musica nera americana e di lì il rock degli Zeppelin per arrivare ai Jethro tull.
E per me non esisteva altra musica. Avevo quasi ignorato Luigi quando mi raccontava la storia del cantante, le sue difficoltà con la droga, l'abbandono, la disintossicazione e la rinascita. E non davo conto ai testi che mi citava. Annuivo e continuavo a pensare alla mia musica.

Sono passati 14 anni.

Non so come nè perché nè quando di preciso... ma ho riascoltato quelle canzoni. Le stesse che sentivo 12 anni fa nel cuore del corno d'Africa.
E solo ora riesco a sentirle.
Poesie. Pensieri pesanti come macigni che solo chi ha toccato il fondo riesce a dire con tanta naturalezza.

Devo ringraziare Luigi per questo.
Oggi vive ancora in Etiopia. Ma ad Addis Abeba. Con Chiara dirige il progetto 'ragazzi di strada' per il recupero dei giovani e degli orfani della capitale. Hanno adottato un bimbo etiope e continuano a dedicare la loro vita ai meno fortunati.

A chi non ha niente ma ti riesce a regalare tutto.


"L'amore sai per avere valore
non può essere soltanto di poche ore
tu che ti sai dare e veramente amare
quando troverai il vero amore
lo saprai tenere
Come un bel fiore tu lo innaffierai
nella tua dolce terra lo trapianterai
e li germoglierà e poi sboccerà
e non lo perderai mai"

lunedì 6 giugno 2011

Più forte del fuoco

Quando mi propongono un pezzo nuovo di solito al primo ascolto non so mai che dire. Generalmente è un ascolto distratto e distaccato. Ma le cose buone restano e rimangono lì e sanno attendere. Così per caso un giorno fai partire una canzone. E senti che è qualcosa di importante.


Beh d'altronde chi me l'ha segnalato se ne intende di musica... e di emozioni!

Me ne sono accorto un po' tardi... forse serviva lo stato d'animo giusto...



Più forte del fuoco e dell'acqua che scende
c'è solo l'amore, esiste da sempre.
L'ho visto arrivare in un'alba cometa,
ha il tuo stesso saporee lo sguardo di chi aspetta.

Più in alto dell'aria la terra si perde
rimane l'amore, il resto, forse, non serve.
L'ho visto tornare che non ci pensavo
e con poche parole,sai,mi ha ricordato...

che sei tu il suo riflesso,
che tu il suo riflesso.

C'è quella frase che dice:"chi ha già provato le
ortiche riconosce la seta".

Tra le distese e le case vorrei poterti incontrare, per dirti...

Più grande del sole e di quei grattacieli
è di certo l'amore anche se non lo vedi.

Un demone e un santo, la stessa moneta.
Se l'odio ti schiaccia l'amore
come sai ti risolleva.
E sei tuil suo riflesso
e sei tu il suo riflesso.
Devi guardar le ferite
se hai già provato le ortiche riconosci la seta.
Tra glia aeroporti e le case vorrei poterti
incontrare per dirti che sei come la seta.
E sei tu il suo riflesso
tu il suo riflesso.

giovedì 19 agosto 2010

Back Home!

Mi  piace guidare. Da solo. Di notte. Con la musica alta nelle orecchie.

Mi estraneo dalla realtà e la macchina va da sola. Gli alberi ai lati della strada svaniscono e la mente corre via. Più forte dela macchina. Più lontano dell'orizzonte.

Torna alle strade infinite in mezzo al deserto, alle curve a picco sull'oceano, alle vie sterrate in mezzo alla foresta, ai tramonti, alle albe, alle spiaggie, alle onde, ai palazzi distrutti, alle capanne di palma, agli amici lasciati, a quelli che aspettano, ai sorrisi della gente, alle chiese affollate, alle macchine UN, ad un dingo solitario, ai pappagalli chiassosi, alla pioggia battente, alla notte, alle stelle...

...poi riecco i platani e davanti a me di nuovo la strada, la strada più bella, la strada di casa. 
...e allora non sarò più da solo!



I've been on the road too long / Moving in the wrong direction
I don't know where I belong / I don't know what I will do, if  I don't get back home
Troubles I've got on my own / They don't fit no other person
Memories keep rollin' on / I don't know what I will do, if  I don't get back home

I don't fit, but I don't give a damn / I won't quit, I know who I am
I'll admit that I've been on the lam / Bit by bit, I'll review my plan
This is it, do the best I can / Trust and understand
'Cause I know that I'm loved / I'll be on my way / Got no need to stay 'round here

I been on this road too long / Going in the wrong direction
I don't know where I come from / All I know is I will die, if I don't get back home

sabato 27 marzo 2010

ogni promessa...


Sono 6 mesi che non scrivo e in realtà gli ultimi post non dicono granché. Ma qualcosa è cambiato. Quasi per scherzo mi sono trovato a leggere 'Nelle Terre Estreme' traduzione poco felice dall'originale INTO THE WILD.
Il film mi piacque il giusto e tutt'ora penso che sia più bello per la fotografia che per i contenuti in sè.
Dal libro appare molto di più la personalità del protagonista che non la maestosità dei paesaggi. E' per questo che mi ha interessato.
Non starò qui a fare un'analisi del libro, del significato delle sue azioni, di quello che è stato Chris McCandless o Alexander Supertramp, chiamatelo come vi pare.

Leggete il libro e vi farete un'opinione vostra e magari ne parleremo.

Il libro è stata una scintilla che ha risvegliato in me sensazioni e motivazioni sopite da un po' che tuttavia stavo cercando.
Gli stessi sentimenti che mi spinsero ad aprire un blog qualchge anno fa.
Ho letto il libro ieri. Dalla mattina alla sera. Tutto. E oggi son qua a scrivere.
E mi riprometto di farlo il più spesso possibile.

Singolare è il fatto che tutto ciò avvenga a ridosso della Pasqua, di cui, 2 anni fa, scrivevo così

Quindi tutto qua. Volevo solo farvi sapere che Noise è tornato.

Nothing is easy, ma tutto è possibile. Stay Tuned

Il mio più sincero GRAZIE va alla persona che, tra una risata e l'altra, mi ha dato la scossa giusta, più o meno consapevolmente ;)

martedì 22 settembre 2009

Life's a Long Song



Quando stai per svegliarti
per affrontare la giornata
e ti si incrina la voce
mentre stai per dire la tua,
dai, non prendertela, non preoccuparti:
ti darò una mano.

La vita è una lunga canzone...,
Se hai pazienza ti riempirò il piatto.

Mentre i versi si dipanano
e la tua anima affronta la giornata
e il malumore di mezzogiorno invade la stanza,
cerchi di tirare avanti,
dai, non sospirare, non piangere,
leccati la polvere sugli occhi,

la vita è una lunga canzone...,
ci incontreremo nella dolce luce dell'alba.

Mentre il metrò di Baker Street
rovescia il tuo dolore sul tuo vestito nuovo,
i suoni della sinfonia sotterranea
ti mettono a dura prova.
Dai, non fare versi
mentre la ruota ti stritola.

La vita è una lunga canzone...,
ma la musica finisce troppo presto. Per tutti.

giovedì 17 settembre 2009

Un paio di sedie in più


Rimango sempre affascinato da come piccole cose influenzano il corso della vita. Basta un niente perché le cose cambino radicalmente.

Sono stato a Cernobbio i giorni scorsi. Sono partito solo sapendo che dovevo partecipare ad una conferenza. Senza nemmeno saper dove dormire. Mi si prospettava già una 2 giorni in solitudine a sentire chiacchiere inutili, sforzandomi di ascoltare per capire quelle due o tre notizie veramente importanti in mezzo a fiumi di parole. Cena in solitaria. Notte non si sa dove. Poi via assolutamente prima di pranzo. Ero pronto psicologicamente.

Arrivo e la villa è veramente bella. c'è una fila enorme per entrare. Faccio un giro. Poi entro. 1 ora di fila per registrarsi e finalmente raggiungo la sala...che è STRACOLMA di gente! Nemmeno un posto libero. Giro un po' ma niente. Mi siedo allora sull'infisso di una vetrata (veramente scomodo).
E d'un tratto ho trovato compagnia, un posto dove dormire, cena tra amici, sono rimasto a pranzo e anche dopo.

Ho portato a casa novità interessanti dal convegno.

Ma penso di aver portato a casa molto di più...

sabato 12 settembre 2009

Some day the sun won't shine for you



In the morning gonna get my things together.
Packing up and I'm leaving this place.
I don't believe you'll cry, there'll be a smile upon your face.

I didn't think how much you'd hurt me.
That's something that I laugh about.
Bring in the good times, baby.
And let the bad times out.

That old sun keeps on shining,
But someday it won't shine for you.
In the morning I'll be leaving.
I'll leave your mother too.